"Il sito è su WordPress, quindi la SEO è a posto." È la frase che sento più spesso, ed è il modo migliore per non fare SEO. WordPress non fa niente da solo: fa quello che gli dici, e se non gli dici niente fa quello che il tema e i plugin hanno deciso per te.
Molte PMI che seguo hanno un sito WordPress. Questa è la lista delle cose su cui intervengo, nell'ordine in cui le faccio.
In breve
Su WordPress la SEO si gioca su poche decisioni: un hosting veloce, un tema leggero, permalink puliti, un solo plugin SEO configurato bene, dati strutturati, immagini ottimizzate e aggiornamenti regolari. Fatto questo, il resto è il lavoro SEO di qualunque sito: capire cosa cercano i clienti e rispondere con pagine chiare.
1. L'hosting, prima di tutto
Un hosting da pochi euro al mese rende lento qualunque sito. Google misura la velocità da mobile e la usa come criterio, gli utenti la misurano con il dito e se ne vanno.
Per un sito aziendale serve un hosting con PHP aggiornato, cache a livello server, HTTP/2 e un data center in Europa. La differenza di costo rispetto all'hosting base è di poche decine di euro al mese. È l'investimento SEO con il ritorno più immediato.
2. Il tema
I temi multiuso con il page builder integrato caricano decine di file per ogni pagina. Belli in demo, lenti in produzione. Un tema leggero, o un tema costruito sul blocco editor nativo di WordPress, carica una frazione del codice.
Se il sito è già costruito su un page builder pesante, non è il caso di rifarlo per questo. Si lavora su cache e ottimizzazione e si pianifica il cambio al prossimo rifacimento.
3. I permalink
L'indirizzo di una pagina deve essere leggibile: il nome del servizio, non una sequenza di numeri o la data. In Impostazioni, Permalink, la struttura "Nome articolo" è quella giusta per quasi tutti i siti aziendali.
Attenzione a cambiarla su un sito già online: ogni indirizzo che cambia richiede un redirect verso il nuovo, altrimenti si perdono le posizioni accumulate.
4. Un solo plugin SEO
Yoast, Rank Math o SEOPress. Uno. Tutti fanno le cose essenziali: titolo e descrizione per ogni pagina, sitemap XML, dati strutturati di base, controllo di cosa indicizzare.
La configurazione che conta: escludere dall'indicizzazione tag, archivi per autore e per data, allegati e pagine di ricerca, che creano decine di pagine vuote. Verificare che la sitemap sia inviata a Search Console. Scrivere titoli e descrizioni a mano per le pagine servizio, non lasciarli generati.
5. La struttura dei contenuti
Qui WordPress non aiuta e non ostacola: decide chi gestisce il sito. Una pagina per ogni servizio che l'azienda vende e che la gente cerca, con il nome che usa chi cerca. Un menu che rispecchia questa struttura. Collegamenti interni tra pagine servizio e articoli correlati.
L'errore più comune: una pagina "Servizi" con sette paragrafi, uno per servizio, e nessuna pagina dedicata. Google indicizza una pagina generica e nessuna delle sette ricerche specifiche trova una risposta.
6. I dati strutturati
Il plugin SEO aggiunge i dati di base. Per un sito aziendale servono anche quelli di organizzazione o attività locale, dei servizi e delle domande frequenti. Rank Math e Yoast li gestiscono dalle impostazioni della pagina; in alternativa si inseriscono a mano.
Servono per Google e, sempre di più, per le risposte generate dall'AI, che citano pagine chiare e strutturate.
7. Le immagini
Le immagini pesanti sono la prima causa di lentezza su WordPress. Prima di caricarle: ridimensionate alla misura in cui verranno mostrate, compresse, in formato WebP. Un plugin di ottimizzazione automatica aiuta, ma non sostituisce la scelta di non caricare una foto da 6 megabyte.
Nome del file leggibile e testo alternativo scritto per una persona, non per Google.
8. Cache e prestazioni
Un plugin di cache ben configurato, uno solo, con cache delle pagine, minificazione e caricamento differito di script e immagini. Se l'hosting offre la cache a livello server, si usa quella e si evita il doppione.
Si misura con PageSpeed Insights da mobile, prima e dopo. Il numero da guardare è il tempo in cui il contenuto principale appare, non il punteggio.
9. Sicurezza e aggiornamenti
Un sito WordPress compromesso perde posizioni in pochi giorni e le recupera in mesi. Aggiornamenti regolari di core, tema e plugin, un backup automatico fuori dal server, autenticazione a due fattori per gli amministratori, plugin inutilizzati rimossi e non solo disattivati.
Non è SEO in senso stretto. È la condizione perché la SEO non venga azzerata da un attacco.
10. Misurare
Search Console collegata e letta una volta al mese: quali ricerche portano impressioni, quali pagine crescono, quali errori di scansione compaiono. Analytics con gli obiettivi definiti, modulo inviato e chiamata, così si sa quanti contatti porta la ricerca organica e non solo quante visite.
Gli errori che vedo più spesso
Tre plugin SEO installati insieme. Sitemap mai inviata. Tag e archivi indicizzati per centinaia di pagine vuote. Sito di test indicizzato accanto a quello vero. Redirect dimenticati dopo un cambio di struttura. Testi generati in serie senza revisione, riconoscibili alla prima riga.
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